Dell’impianto olfattivo del cane ormai si sa tutto, la Fisiologia ne spiega la struttura, la Biopsicologia il collegamento con la mente come ente elaborativo, ma forse ancora non si è indagato a fondo su cosa accade se questo senso viene frustrato.

Sappiamo che è quello a più alta priorità per il cane, anche se non il primo ad essere utilizzato nella comunicazione, ma quanto influenza il dimensionarsi come specie e declinarsi come soggetto? Quali sono gli effetti di una deprivazione di questo senso nelle varie fasi evolutive del soggetto? Quale influenza può avere nel comportamento? Come noi utilizziamo la vista per analizzare il mondo così il cane utilizza il naso. Le valutazioni sull’essere positivo o negativo, pericoloso o amichevole, interessante o di scarso interesse passano sempre attraverso l’olfatto. In uno dei suoi studi Giorgio Vallortigara indica come il cane, per analizzare piccoli oggetti, utilizzi in modo separato le due narici:

  • abbiamo osservato varie manifestazioni di comportamento asimmetrico nei cani, alcune delle quali piuttosto divertenti. Per esempio quando odorano liberamente in presenza di una fonte ben localizzata e di piccole dimensioni, i cani alternano l’uso dell’una e dell’altra narice. Il tempo complessivo impiegato odorando dalla narice di destra o di sinistra non è però uguale per i diversi tipi di stimolo. In presenza di uno stimolo nuovo non aversivo, ad esempio l’odore del cibo, l’odore della secrezione vaginali di una femmina o semplicemente l’odore di un oggetto neutro come un batuffolo di cotone, l’esplorazione olfattiva iniziale coinvolge sempre principalmente la narice destra (e quindi l’emisfero destro perché l’olfatto è l’unico senso la cui via di ascesa verso il cervello rimane confinata sullo stesso lato: l’informazione che arriva alla narice destra va all’emisfero destro e l’informazione che arriva dalla narice di sinistra va all’emisfero sinistro). Con il ripetersi delle presentazioni si produce una familiarizzazione con lo stimolo e l’esplorazione olfattiva passa alla narice sinistra (e perciò all’emisfero sinistro). Stimoli marcatamente aversivi, quali ad esempio l’odore di adrenalina, mostrano invece un uso preferenziale della narice destra protratto nel tempo, come se l’animale non si decidesse mai a considerare lo stimolo come ormai noto e famigliare, per cederlo alla narice e all’emisfero di sinistra”

Giorgio Vallortigara La mente che scodinzola. Storia di animali e di cervelli.

Crescere in modo sano, equilibrato, consapevole di se stessi, adeguato ad affrontare il mondo esterno, evitare problemi comportamentali dipende da quanto gli viene permesso di annusare per capire, conoscere, discriminare ed

apprendere.

Per evidenziare le differenze tra crescere in equilibrio o con mancanze che non favoriscono le esigenze di specie per poter identificarsi come cani e conoscere il mondo, ipotizziamo tre situazioni relazionali diverse, una corretta e due che presentano derive relazionali che influenzano l’aspetto relativo al “naso” del cane.

Partiamo da quello che potremmo definire la situazione campione che chiameremo “il piacere di una relazione condivisa”. Tutto inizia dalla voglia di vivere con l’altro riconoscendone la sua alterità, che poi significa accettarne le differenze di specie, questo facilita la consapevolezza del dovere educativo che si ha all’atto adottivo, conoscerne le peculiarità di specie per guidarlo verso la crescita, amarlo per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse e trovare un piacere intimo a fare delle cose insieme. Tornando alle peculiarità chi sceglie questa via deve sapere che per il cane il mondo è un immenso mare di odori che lui riesce a classificare, contestualizzare, analizzare, memorizzare, distinguere nelle diversità o nelle similitudini. Una relazione di questo tipo significa superare i nostri retaggi culturali o le nostre declinazioni di un evoluzione visiva, quei retaggi che ci fanno provare orrore se prova ad avvicinarsi ad una cacca trovata in strada o in campagna e ci inducono a stroncare questi tentativi ignorando che per lui sono il modo per analizzare il mondo. Crescere in una relazione di questo tipo significa che chi fa la scelta adottiva sa di dovere guidare il cane verso uno sviluppo basato sull’equilibrio e non sulle mancanze filogenetiche e questo, come vedremo nelle conclusioni, significa anche aumentare le sue difese immunitarie, aumentare il suo equilibrio ormonale e stabilizzarne il metabolismo.

Il secondo esempio riguarda forse la deriva relazionale più comune e più diffusa, cioè quella affettiva. In questa situazione il bisogno di dare affetto e riceverne è molto enfatizzato, questo porta ad una situazione di cura, controllo e protezione secondo un principio puramente umano che non tiene il minimo conto le esigenze del cane. Da qui la tendenza ad isolarlo dal possibile contatto con altri cani perché potrebbero essere pericolosi, a portarlo in braccio, secondo le dimensioni, per evitare che si sporchi, non parliamo poi se tenta di annusare a terra delle cose definite poco igieniche, poi con quella bocca gli deve dare dei “baci” e quindi non si può contaminare. Tornando al titolo di questo saggio il prodotto di questa relazione, in riferimento all’utilizzo dell’olfatto, lo possiamo definire “olfatto ipovedente”. L’amore del cane è tale che impedisce alla persona di essere estremamente rigida nella sua azione d’impedimento dell’olfattazione, in questo modo il cane apprende subito che se insiste, se utilizza gli attimi di distrazione, se difende la cosa conquistata riesce a fare parzialmente il cane. Ovviamente la sua analisi del mondo che lo circonda risulta limitata e povera, il desiderio di conoscere provoca una continua frustrazione a cui il cane può rispondere nei modi più vari. Anche la casa dove vivono questi soggetti dopo un po’ perde di interesse, è tutto conosciuto e sempre uguale e la mancanza di stimoli influenza il decadimento della voglia di conoscere che porta il cane o a reagire violentemente o a rassegnarsi ad una situazione di parziale riconoscimento di specie.

Il terzo esempio riguarda la deriva performativa, situazione che definirei estrema ma purtroppo ancora molto diffusa nel mondo della cinofilia. Non è riferita solo ai cani che fanno utilità e difesa o Mondioring ma a tutti quei soggetti che purtroppo vivono la convinzione delle persone che li hanno che se facessero normalmente i cani si distrarrebbero e perderebbero concentrazione per il lavoro che interessa all’adopter. Basti pensare che ancora oggi nei campo di gara è severamente proibito ai cani di fare i bisogni, questo significa che è altrettanto proibito mettere il naso a terra per olfattare. Obbligare il cane a non utilizzare mai il naso, ho personalmente curato dei soggetti a cui alcuni addestratori avevano imposto la negazione all’utilizzo del naso anche nelle passeggiate per i bisogni, significa senza mezzi termini costringerlo a non conoscersi come cane e, cosa ancora più triste, difendersi dalla frustrazione accettando la negazione olfattiva e quindi di non esserlo. In questa deriva il cane non è assolutamente considerato per il suo valore di specie, per la sua alterità, conta solo se produce quello che la persona vuole, diversamente si fa sempre in tempo a cambiarlo. Personalmente ritengo questa deriva la più orrenda perché passa attraverso

l’utilizzo meccanicistico dell’animale costringendo a non essere più tale. Siamo nel pieno dell’olfatto cieco.

Olfatto cieco. Conclusioni.

Se l’impianto olfattivo del cane ha una complessità tale da permettergli di dividere in molecole singole un odore, se la sua area celebrale riferita al ricevimento delle informazioni provenienti dal naso per poter fare in modo che la mente le elabori è fortemente più sviluppata rispetto alla nostra, se il nervo olfattivo, come il nostro nervo ottico, ha un collegamento diretto con il cervello qualcosa significherà. Un complesso così sofisticato non serve solo ai cani da caccia o altre vocazioni dove l’utilizzo dell’olfatto diventa fondamentale ma a tutti i soggetti di questa specie per poter crescere e imparare a riconoscere quello che è giusto o sbagliato, amichevole o negativo, costruirsi dei cataloghi in cui includere le varie esperienze, in altre parole ad essere cani. In natura difficilmente nascono soggetti privi di olfatto quindi all’inizio è un senso che, come detto in precedenza, li guida verso l’alimentazione e poi verso la conoscenza di specie. Soggetti che possono utilizzare il loro strumento di conoscenza vanno meno in stress, hanno sempre il cortisolo in equilibrio, non producono in modo costante l’adrenalina per prepararsi alla difesa, il loro sistema immunitario così come il metabolismo è corretto e questo favorisce una vita serena e coduta. Proibire il proseguo dell’utilizzo di questo senso, portarli ad essere OLFATTIVAMENTE CIECHI, significa condannarli a non essere totalmente dei cani ma solo soggetti che cercano disperatamente una loro identità per tutta la vita.